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Capitolo I
Vivere tra gli Elfi
La notte s’apprestava a svestire le tenebre, aiutata come sempre da mastro Elmerjn, il quale, prima del batter della prima ora, si accingeva ad accendere la fiamma all’interno della grande pietra di luce, dando vita al sole artificiale di Urul Born.
Egli da innumerevoli lustri ne è il guardiano, al pari di suo padre prima di lui ed ancor prima del padre di suo padre.
Come per la Contea, l’aurora dà inizio al nuovo giorno illuminando il mondo, Elmerjn col suo acciarino accende la sua piccola lucerna a olio, mantenendo dapprima una fiamma fioca e controllata, che si diffonde piano piano come un’alba sulla città e sul regno; quindi, al batter della prima ora, ne aumenta la potenza e i milioni di riflessi della pietra di luce, donano alla città degli Elfi il calore e la luminosità di un vero sole. Al batter della quinta ora comincia ad abbassare la fiamma, che a sua volta inizia ad arrossarsi sempre più, creando la sensazione di uno splendido tramonto su tutto il regno di Sillit Ur; infine spegnendola del tutto, dà nuovamente inizio alla notte, facendo brillare come stelle le piccole pietre di luce incastonate in quel cielo che non c’è.
Il chiarore che filtrava dalle pesanti tende mi svegliò e stropicciandomi gli occhi, tra uno sbadiglio e l’altro, mi alzai. Dopo essermi vestito e rinfrescato il viso, scostai le tende per godermi lo splendido panorama in direzione della galleria Ovest, mentre il pensiero riportò alla mente la battaglia contro i Trogull, facendomi correre un sinistro brivido lungo la schiena. Ancora trovavo difficoltà a rendermi conto che avevamo vinto e che grazie a mia figlia, avevamo salvato non solo le nostre vite, ma anche l’intero regno. Poi mi vennero alla mente Màon Suèl, la miniera di pietre di luce, Grollen e il buon Vojzek con la sua spumeggiante mass e i deliziosi manicaretti, tutte cose che non vedevo l’ora di far conoscere a Francesco, il fidanzato di mia figlia, ospite anch’egli a palazzo grazie ad una sorpresa di Sillit Ur in onore di Elisa.
Confortato dalla vittoria del bene sul male e al pensiero di quante bellezze ancora dovevo scoprire, insieme a Layla cominciai allegramente a stuzzicare le mie donne affinché si svegliassero, facendo finta, ridendo, di non sentire i loro mugugni.
Un discreto bussare alla porta pose fine al mio gioco; mentre la nostra cagnolona si avviò veloce verso l’uscio e guaendo sommessamente si sedette ad aspettare scodinzolando.
Come aprii l’uscio entrarono due elfe con la colazione e subito dietro anche Francesco, ancora spaesato e provato dal viaggio a sorpresa ad Urul Born nonché dalle abbondanti libagioni alla cena reale.
Dopo aver ringraziato e congedato le due giovani, mi rivolsi a Francesco:
«Buongiorno figliolo! Tutto bene?»
«Si grazie! È solo… che mi sembra tutto così incredibile e pazzesco.»
