Sogni, ricordi...e d'altre emozioni - Contea dei cento Castagni

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Sogni, ricordi...e d'altre emozioni

i libri

   Del cambiamento…dei tempi.

Nello sparuto villaggio in cui da piccolo i' abitava
sito sulle colline liguri, di  poco sopra l '  borgo di Luceto,
pe' andar a scuola ogni dì all ' alba ci s' alzava
quando l '  gallo faceasi sveglia e l ' Sol  poco dopo uscìa beato.

 Il mirar dalla finestra quelle colline
che di castagni centenari eran coperte,
ancor velate dalle brume mattutine
parlavan noi c' un linguaggio che solo l ' cor conosce e  avverte.

Quindi dopo sincera colazione
nella sacca ponevamo l ' necessario,
prima una mela per la ricreazione
poi il lapis, il quaderno e l ' abbecedario.

Salutata la madre che dall' uscio ci guardava
scendevamo  pe' l ' sentiero la collina
che a terrazze vers’ il piano digradava
mostrando ad ogni passo la scuola più vicina.

Giunti alfin nell ' unica aula che s' avea
ch ' un poco stretti, una maestra e cinque classi ospitava,
in silenzio alla lezion noi si tendea
pe' imparar la vita di quel mondo che c' aspettava.
  
Or da quel tempo sette lustri son passati
ed io son padre d ' una figlia in età scolare,
a piedi più non vanno gli scolari, ora son motorizzati,
con troppi libri negli zaini che la schiena fan piegare.

 Molti maestri han invece d ' un sol che sia sereno
e fan tante ore a scuola come l ' minator nella miniera,
tra asili nido, scuole materne ed elementari a tempo pieno,
si fugge via la fanciullezza, l ' unica parte della vita ancor sincera.

Ma nel nome del progresso e della produzione...
: - Lavora mamma! Che se tuo figlio è al bando
il tuo posto lo prendon loro e la televisione,
tanto l ' pargoletto sta buonissimo co' l ' telecomando.

Poichè la potenza industriale ch ' avvelena l ' mondo
pe' ingrassar le viscere degl ' infami suoi padroni,
da quello schermo sugge l ' cervello del tuo bel bimbo biondo,
perchè ben apprenda la legge di quei miseri cialtroni.

Amaro l ' mio destino sì crudele
che conoscer mi fece l ' bene e l ' male,
io che scelsi allora, accettar rifiuto d ' esser un Abele,
mentre la rabbia dell ' impotenza dentro di me sale.  


Io... che vidi mia figlia venire al mondo
dal dolor della sua bella madre,
voglio gridare forte, dal più profondo...
: - Noi non siamo numeri! E...io!... Io...sono suo padre.

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