Menu principale:
La storia di Faveravola, nasce, sotto altri nomi, negli incredibili anni settanta, quando lo spirito della musica di quell'epoca ci spalancò la mente e una volta impadronitosi delle nostre emozioni, puntò dritto al cuore contaminando irrimediabilmente il nostro sangue con il virus musicale in assoluto più infettivo mai conosciuto. Prova ne sia che ancora oggi, dopo quarant'anni ne siamo ancora gravemente affetti.
Fu così che i batteri della Premiata Forneria Marconi,, del Banco del Mutuo Soccorso, del Rovescio della Medaglia, del balletto di bronzo, delle Orme, degli Osanna, dei New Trolls, dei Gentle Giant, dei Jethro tull, dei Genesis e poi ancora di Uria Heep, Deep Purple, Led Zeppelin, Yes, Emerson Lake e Palmer, King Crimson, Roxi Music e potrei continuare chissà per quanto ancora, ci costrinsero a prendere la sconosciuta medicina e facendo sacrifici sovrumani, acquistammo i primi strumenti (io una tastiera Farfisa e Adriano un basso HB) e iniziammo la cura da autodidatti in due gruppi diversi, io nei Diamond Red e il mio degno compare nei Dinoterium. Dopo varie peripezie, scioglimenti e indimenticabili serate passate ad ascoltare decine di concerti dei nostri grandi, una notte, di ritorno da un concerto del Banco a bordo della mitica Lambretta 50 di Adriano decidemmo che sarebbe stata una buona idea formare un gruppo, naquero così i Dawson, eredi dei Diamond Red. formati da me alle tastiere, Adriano al basso, Claudio Rizzi alla chitarra (suonavamo a casa sua) e Giorgio Tavella alla batteria che alcuni mesi dopo, diventato testimone di Geova, abbandonò il gruppo e venne sostituito da Valter Longo.
Fu un periodo stupendo ma avendo ormai diciannove anni, l'incombere della naja ci schiacciava come un peso maligno e prima Adriano poi io, partimmo per il servizio di leva, lui negli alpini e io nei bersaglieri. Claudio iniziò l'università e Valter cominciò a lavorare con suo padre, da parte nostra, licenze col contagocce non aiutarono di certo a fortificare il gruppo, così ancora una volta il sogno svanì.
Dal 1976, io e Adriano e il resto della band, ci ritrovammo nel settembre dell'81 quando li invitai alle mie nozze. La sorte volle che ristrutturassi una vecchia casa colonica che avevo affittato tre anni prima di sposarmi, poco distante da quella di Adriano, scoprendo che lui aveva oltre alla musica una nuova passione: i cavalli. Venne a trovarmi qualche volta a cavallo ma pur auspicandocelo, non c'erano i presupposti per poter riprendere a suonare a causa del lavoro e del restauro della casa che mi impegnava moltissimo.
La passione, però, quella c'era sempre e anzi, ogni volta che ne parlavamo cresceva sempre più, finchè un giorno lo chiamai al telefono e gli chiesi se era pronto. La risposta fu: " Quando cominciamo?"
Costituimmo un duo e ci divertimmo per un annetto circa, senza riuscire però a formare una nuova band per l'indisponibilità ora degli uni, ora degli altri, finchè uno splendido giorno, arrivò mia figlia e mia moglie con molto tatto ci fece capire che avremmo dovuto fermarci.
Di nuovo tutto svanì ma mia figlia Elisa, crescendo non me lo fece pesare per niente.
Passò ancora qualche anno e l'astinenza dal suonare non faceva altro che alimentare la passione finchè un giorno accadde un fatto straordinario, quanto repentino: nel 1998 comprammo casa. Questa volta non ci avrebbe fermato nessuno, Elisa era grande, spazio ne avevamo a sufficienza, coi i confinanti il rapporto era ottimo, quindi appena restaurata la casa, acquistai un conteiner coibentato e dopo le dovute insonorizzazioni, ancora increduli ricominciammo a suonare con la stessa passione di trentìanni prima e forse anche maggiore.
Grazie a Loris Furlan arrivò il batterista Paolo Coltro che negli anni settanta suonava con LE Tarme, con cui girava suonando nelle balere di mezzo Veneto. Arrivò allo stesso modo anche il primo chitarrista, Alessandro Bonotto e con questa formazione, cominciai a comporre i primi brani. Loris capì al volo (è il suo mestiere) che avremmo potuto fare qualcosa e mi spronò a continuare. Alla prima registrazione in studio, l'euforia era così fuori controllo che coniai il nome per il gruppo: Faveravola. Finalmente la favola tanto rincorsa si era avverata, trasformandosi in una favola vera. L'aver coltivato per tutti quegli anni questa meravigliosa passione, contro tutto e tutti, sfociò nel primo CD "La Contea dei cento Castagni" e man mano che passa il tempo...la voglia di suonare si fa sempre più forte. Certamente l'aver perso il treno degli anni settanta è stato un dramma ma oggi, poterci ritrovare a suonare
insieme senza freni nè limitazioni per il futuro, è davvero per noi...una favola a lieto fine.